Frames of Experience

Il vento dentro la testa

Il vento dentro la testa

Il vento… c’è sempre stato, anche quando non c’era. Anche quando la stanza era chiusa, anche quando mi tappavo le orecchie e dicevo “basta”, lui passava lo stesso, sottile, spietato, con quella voce che non è una voce ma un ricordo sbriciolato, che ti si infila tra i denti. Soffia tra le fronde, sì, ma le fronde sono nude, sono io, sono le mie vene spoglie, le mie dita che non sanno più afferrare niente, nemmeno un nome, nemmeno il tuo, che ormai pesa come niente.

E mi soffia dentro, mi risucchia fuori. Porta via i sospiri, li prende senza chiedere, li lancia nell’aria come semi, come se da me potesse nascere qualcosa. Ma io non attecchisco, non cresco, non resto. Sono un seme senza radici, lo capisci? E galleggio. Non sono né caduta né volo. Sono quella cosa nel mezzo, quel momento in cui non sai se il corpo ti sta lasciando o ti sta tornando addosso.

Il vento risponde. Risponde sempre. Con quel tono da vecchio che ne sa più di te, che ride piano, che ti sussurra cose che non vuoi sentire ma che poi non dimentichi. Dice che siamo fatti di frammenti. Di cocci. Di schegge. Di piccole cose che non si incastrano mai. E ogni frammento — lo dice piano, ma lo dice — è libertà e peso.

Libertà, sì, di andartene, di cambiare pelle, di dimenticare. Ma anche peso, cazzo. Di tutto quello che sei stato, che hai amato, che hai rotto, che ti porti dietro come sacchi pieni di sabbia legati alle caviglie.

E allora che fai? Ti lasci soffiare via? O resti lì, fermo, a tremare, sperando che almeno il vento ti attraversi senza distruggerti?

Donare è un modo per sostenere questo lavoro. Grazie di cuore.