Frames of Experience

Cenere sul petto

Cenere sul petto


Non c’è nessuno. Solo io. E il mattino, ma non quello bello, di quelli che profumano di caffè e possibilità. Questo è un mattino vuoto. Uno di quelli in cui ti svegli e non sai nemmeno se hai dormito davvero. In cui tutto sembra ancora sospeso, e le parole che volevi dire ieri… sono lì,
sparse per terra come vestiti dopo una fuga.
La cenere si posa ovunque. Sulle frasi mai dette, sulle mani ferme, sulla pelle che ancora cerca calore da posti sbagliati. Sento il peso delle cose che non ho avuto il coraggio di dire. Le sento. Non fanno rumore, ma mi tengono fermo.
E poi guardo, lo specchio. Non riflette niente di chiaro, solo contorni confusi, stanchi.
Chi sei, adesso? Dove sei finito? Non trovo più lo sguardo. Solo una sagoma che sembra aspettare qualcosa. O qualcuno.
Il giorno si spacca, sì. Non esplode, non si apre con gioia. Si spacca. Fa male, anche se non lo dice.
Si frantuma in bagliori leggeri, come polvere che acceca invece di illuminare.
E allora raccolgo fumo. Letteralmente. Mi aggrappo a cose che non hanno peso, perché quelle pesanti non riesco più a tenerle.
Una carezza di fumo. Che strano. Eppure è tutto ciò che posso permettermi. Tutto ciò che riesco a chiedere. Solo qualcosa che mi tocchi, che non faccia troppo male, ma che scaldi.
Un attimo. Solo un attimo.

E forse… forse basta.

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