Frames of Experience

Torna, ma non torna

Torna, ma non torna

Cammino. O forse vado alla deriva. È lo stesso, qui.
La riva è una linea, una soglia, un bordo che mi separa da qualcosa che non so più nominare. L’acqua scava. Non urla, non grida. Scava.
Fa il suo lavoro millenario con la pazienza di chi ha tempo, e memoria.
Io no. Io dimentico. E allora mi appoggio alle pietre, sperando che ricordino per me.

Ogni pietra un ricordo.
Ogni granello d’argilla, un nome.
Forse anche il tuo.

Poi ti vedo.
O forse no.
Una goccia. Una cosa minuscola e lentissima che cade, insiste, esiste.
Come te.
Come l’idea di te.
Mi guardi?
No, sei acqua. Ma io ti chiedo lo stesso:
il passato è vero?
È successo davvero?
O è solo un miraggio che torna ogni volta che ho sete?

E il fiume…
Il fiume mi guarda, mi attraversa, non mi parla. Ma risponde.
Con quel suono basso che solo i vivi non sentono.
Con quel fiato che ti passa sulle ossa come una carezza o una sentenza.

Torna, ma non torna.

Eccolo il verdetto.
Il passato non è un luogo. Non è un tempo. È un fiume.
E i fiumi non si risalgono.
Puoi bagnarci i piedi, sì. Puoi metterti lì a pensare che è lo stesso fiume di ieri. Ma non lo è.

Tu sei già altro. E lui pure.
Torna, ma non torna.
Come te.
Come me.

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