Caro Marco,
spero di trovarti bene.
Osserva, osserva. Per favore, osserva. Il torrente, il tempo scorre. Il Sole spazza nuovamente la volta celeste. Ed ecco, l’occasione giusta. Un raggio di Sole approfitta del foro nelle serrande e si fa garbo della pigrizia che non volle chiudere le tende. Violento e leggero, bussa sulle mie palpebre. Le forza con amore. Confuso, il dolore al capo mima le campane che chiamano i fedeli: richiama alla realtà. Il mondo è fosco, l’aria è buia e il respiro fa fatica nella nebbia. Poi, di colpo, una tremenda presa di fiato, sudore freddo, mi alzo di scatto, ancora tra le coperte, ritorno alla vita. Resuscito e fisso davanti a me. Un bieco legno che riflette la vita terrena. Dicevano, dicevano, non c’è domani. Ma il domani si era presentato pungente nel raggio di luce, freddo nel mobilio del mobilio del mio letto. Non c’è domani, certo, alla fine però non devi svegliarti. Se ti svegli, ti riscopri come hai cominciato la sera prima. Solo.
Abbiamo sempre il terrore di ciò che non vediamo, per quanto sia difficile da accettare, la nostra vita è un continuo atto di fede: quando guardiamo qualcosa essa acquisisce significato di esistere ed ha certezza di esistere grazie al nostro sguardo. Al contrario senza la luce degli occhi nulla ha certezza di esistere, tutto esiste e non esiste se non lo vediamo. Questo ci pare un’assurdità solo perchè per dormire la notte siamo abituati a dare fede alle nostre visioni precedenti, dando per scontato che valgano ancora. Nel profondo sappiamo che se ci pensassimo saremmo in dubbio e non staremmo tranquilli fino al prossimo sguardo. Quella notte vedevo solo quella parata.
Caro amico è uno sfogo che probabilmente dimenticherò e rinnegherò. Giusto per non dimenticare.
Saluti